Si entra nel Vivo dei Promessi Sposi. (cap.2)

Il Manzoni ha deciso di cominciare questo capitolo partendo con il punto di vista di Don Abbondio, così da rendere fluido il passaggio dal capitolo precedente a questo.

Se lo analizzassimo potremmo notare che le frasi sono in endecasillabi e ottonari, tipici del Manzoni. Inoltre sono presenti molti termini in latinorum, che possiamo trovare nel dialogo tra Don Abbondio e il giovane Renzo. Essendoci molto dialoghi, l’andamento narrativo è rapido.

Finalmente ci presenta i protagonisti del romanzo, Renzo e Lucia, e già da qui si palesano dei  lati del loro carattere che si vedranno più accuratamente nei capitoli successivi.

Renzo è un giovane filatore di seta. Possiede una casa con un piccolo appezzamento di terra che gli procura da vivere e che lo tiene occupato quando il filatoio sta fermo. Lucia, invece, è una filandaia che vive con la madre Agnese, a cui è particolarmente legata, essendo rimasta orfana di padre. Che una ragazza viva con la propria madre a quei tempi non era strano, perché le ragazze si sposavano per avere protezione e sicurezza economica, a differenza di oggi, che può sembrare “anormale”.

Rispetto al primo capitolo, questo può piacere molto di più, perché si entra nel vivo della storia e perché ci si riesce a fare un’idea dei vari personaggi, che potrà cambiare leggendo i capitoli successivi, o che potrà confermarsi.

In questo capitolo ci si riesce ad immedesimare nei vari personaggi grazie ai continui cambi di punti di vista, che non sono molti, ma il giusto per far capire cosa provano e come Renzo, Lucia e anche Don Abbondio si sentono. Manzoni è molto bravo nel fare questo, perché crea una sfumatura tra il pensiero di uno e quello dell’altro senza creare quel distacco che non ti permetterebbe di immedesimarti in loro.

Al  Manzoni piace “intromettersi” nella storia per esprimere un suo pensiero, molte volte usando l’ironia per prendere in giro i personaggi e, anche in questo capitolo, si possono trovare dei suoi interventi che non servono al fine della storia, perché non ci danno nuove informazioni, ma piuttosto sono aggiunte che Manzoni fa per esplicitare una sua opinione. Un esempio è quando commenta la discussione tra Don Abbondio e Renzo, dopo che questo se n’è andato, dicendo che sarebbe potuta durare secoli, visto che entrambi continuavano a replicare.

Dal punto di vista linguistico, se prendiamo ad esempio il dialogo tra Don Abbondio e Renzo, possiamo notare che il primo parla con un registro basso e rozzo, nonostante sembri il contrario grazie ai termini in latino che usa un po’ per raggirare il giovane, mentre il secondo utilizza un linguaggio della quotidianità (tenendo conto che il romanzo è di tipo storico e che è ambientato nel ‘600.)

Questo capitolo sembrerebbe molto importante, perché fa capire quanto le differenze sociali erano marcate, al tempo. Fa capire come gli uomini che appartenevano a una classe sociale elevata pensavano di poter fare tutto quello che volevano, anche a costo di rovinare la vita a qualcuno, solo perché possedevano molti più soldi. Fa capire quanto erano ostinati a prendersi quello che volevano anche se per uno stupido capriccio, che tanto stupido non è visto che, in questo caso, c’è in mezzo il matrimonio di due giovani che non hanno mai dato fastidio a nessuno e che volevano semplicemente coronare il loro amore e poter vivere felici insieme.

Gaia Colacicco 2F

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