La pittura e la tecnica del ritratto nei Promessi Sposi. (cap.4)

Il quarto capitolo dei Promessi Sposi si apre con padre Cristoforo che, di buon mattino, esce dal convento di Pescarenico e s’incammina verso la casa di Lucia e Agnese.Questo personaggio è nuovo all’interno dell’opera e fa la sua prima apparizione proprio in questo capitolo, però Manzoni, stranamente, non lo presenta subito con un ritratto come fa con gli altri,perché lo farà solo in un secondo momento. Durante il tragitto, padre Cristoforo nota de dettagli paesaggistici che Manzoni ha voluto mettere in evidenza di proposito, richiamando molto evidentemente dei quadri seicenteschi dallo stile artistico dei Bamboccianti, i quali ritraevano grandi paesaggi con delle minuscole figure umane, come una famiglia o una carrozza, dipinte in un secondo momento. Ha voluto citare questi quadri per introdurre meglio il Lettore Implicito nel contesto del tempo, ma anche perché il figlio della sua cara Teresa Stampa era allievo di Francesco Hayez, noto pittore ottocentesco famoso per “Il Bacio” e, in seguito, per il ritratto dello stesso Manzoni.Quando lo scrittore andava a trovarlo a Brera, poteva ammirare questi quadri, che lo avranno particolarmente colpito.

La citazione dei quadri suscita alla persona che legge la curiosità di informarsi e conoscerne lo stile, soprattutto per quei lettori moderni che, ignari di questo stile, non comprendono subito la citazione.

Solo dopo aver descritto il paesaggio durante il tragitto, Manzoni decide di inserire il ritratto. La figura di Padre Cristoforo viene delineata dalla voce di un narratore esterno, il quale si sofferma su alcuni tratti dell’aspetto fisico e della psicologia del personaggio. Il luogo di nascita viene taciuto e sostituito con tre asterischi: “Il padre Cristoforo da ***”. Come sappiamo già dall’introduzione, gli asterischi andrebbero attribuiti alla consueta riservatezza dell’anonimo secentesco che, per prudenza, avrebbe ritenuto opportuno tacere il nome di alcuni personaggi realmente esistiti.

Fra Cristoforo, quindi,  viene introdotto dal nome. Segue l’indicazione dell’età (“un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquant’anni”), che per quei tempi può essere considerata abbastanza avanzata. La descrizione prende avvio con un’informazione sull’aspetto fisico: come prescritto dalla regola dei frati cappuccini, Cristoforo ha il “capo raso, salvo la piccola corona di capelli, che vi girava intorno”. Il narratore sposta poi l’attenzione sul suo modo di muoversi, sulla sua interiorità e, infine, sul suo viso, perché la parte inferiore del volto è coperta da una luna barba che gli conferisce un aspetto autorevole. I tratti superiori del volto, invece, aggiungono gravità alla sua espressione, cioè contribuiscono a dargli un’aria seria, severa, dovuta anche alla costante pratica del digiuno. La descrizione si conclude con una similitudine dei suoi occhi con due cavalli bizzarri che vanno tenuti a freno e che sono quasi sempre rivolti a terra, in segno di umiltà; talvolta, però,brillano di una luce improvvisa, sfolgorante, segno di un temperamento vivace che solo la forza di volontà riesce a dominare. Questa tecnica rimanda ai molti Ritratti Paradossali della Letteratura Latina, come quello di Catilina in Sallustio e tanti altri.

Il ritratto di questo personaggio consente al lettore di intuire meglio i suoi tratti, sia fisici che caratteriali.  La descrizione funziona sia per un lettore moderno, sia per un lettore di quell’epoca, perché è una descrizione semplice e senza troppi riferimenti agli usi di quel periodo, usando anche figure retoriche come la similitudine (gli occhi).

Dopo il ritratto,viene raccontata la sua storia, ovvero il motivo per il quale è diventato un frate. Infatti, il suo nome era Lodovico e, mentre camminava in strada, si è imbattuto in un “birbone superbo” che gli ostacolò il passaggio. Si misero a duellare insieme ai rispettivi Bravi, Lodovico vinse provocando la morte del rivale. Questo suscitò nell’animo di Lodovico il bisogno di pentirsi. Questi tipi i duelli in quegli anni erano abbastanza comuni, mentre di sicuro oggi non lo sono, anche se sono rimasti oggetto di reato in Italia fino al 1999 come reati cavallereschi.

In questo capitolo non sono presenti personaggi storici: Padre Cristoforo è un personaggio inventato, frutto della fantasia dell’autore. Altrettanto inventate sono la vicenda di Lodovico e la storia del duello. Gli ambienti rappresentati si basano, invece, su fonti documentarie che, insieme ai personaggi, contribuiscono a ricostruire la realtà storica e sociale della Lombardia del Seicento.

Francesco Genzano 2F

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