L’intervento di Fra Cristoforo e il Banchetto di Don Rodrigo. (cap.5)

In questo capitolo la figura di fra Cristoforo risulterà cruciale, sia per capire nuovi e inaspettati aspetti del suo carattere, come una forte generosità e una prorompente volontà di aiutare il prossimo (in questo caso Renzo e Lucia), sia per il ruolo neutrale e meschino che assumerà nel corso del banchetto, svoltosi nel palazzotto di Don Rodrigo, per cercare di quietare gli animi tra il Podestà e il conte Attilio, in modo da riuscire ad ottenere il tanto voluto e atteso colloquio con il signorotto locale che, tra l’altro, era il vero motivo della sua visita alla bicocca. Inoltre il Narratore, all’interno del medesimo capitolo, introdurrà il personaggio di Don Rodrigo facendo intuire la sua losca e infima personalità, che sfocia spesso in atti di prepotenza e violenza nei confronti dei più deboli e dei più poveri, sovente per futili motivi o scommesse, come nel caso dell’impedimento del matrimonio.

Accortosi di aver fatto una lunga digressione nel capitolo precedente, Manzoni decise di sintetizzare l’inizio di questo con “il qual” riferendosi a padre Cristoforo, che era finalmente giunto a casa di Lucia e Agnese. Questa decisione si pensa sia stata presa in seguito ad un errore nella separazione dei capitoli, in quanto il capitolo quarto termina con l’invocazione di Lucia e della madre, che si rivolsero a fra Cristoforo dicendo “Oh, padre Cristoforo, sia benedetto” mentre lo attendevano impazienti sull’uscio. Dopo aver ascoltato il racconto delle due donne riguardante la loro problematica, padre Cristoforo, capendo che non ci fosse null’altro da fare, decise di recarsi personalmente alla dimora di Don Rodrigo per trovare un accordo per permettere ai due futuri coniugi di sposarsi.

Successivamente Manzoni inserisce la descrizione del cosiddetto “palazzotto” di Don Rodrigo, un’antica bicocca, ovvero una fortezza medievale, usurata dal tempo, costruita in più riprese, in quanto il padrone la volle ampliare aggiungendovi un ulteriore piccolo edificio. Si descrive anche il portone d’ingresso, in quanto vi erano affissi due “cadaveri” di avvoltoi, che rappresentavano il simbolo della casata. Questa parentesi fornisce un’ulteriore sfaccettatura al personaggio di don Rodrigo che, oltre ad essere pessimo e malvagio, è anche superficiale e lo capiamo dal fatto che cerca di incutere timore tramite l’uso dei beni materiali, ma soprattutto dei Bravi, i quali non avrebbero mai disertato dal loro compito, garantendogli così una costante protezione.

Continuando nella lettura, ci si imbatte nel banchetto, al quale fra Cristoforo viene invitato ad unirsi dal padrone di casa. Erano presenti anche il conte Attilio, cugino di Don Rodrigo, il Podestà di Lecco, l’avvocato Azzeccagarbugli e due nobili, che restano sconosciuti in quanto Manzoni li inserisce per una ragione di realismo, facendogli fare una semplice comparsata sullo sfondo della scena. Nel corso di questo simposio, i partecipanti affrontano vari argomenti, tra cui una questione di cavalleria, la successione al ducato di Mantova e la carestia in corso in quel periodo che, secondo i nobili e il conte Attilio, era dovuta all’occultamento del pane da parte dei fornai. Al vero e proprio pranzo fra Cristoforo non prende, però, parte, in quanto non voleva indebitarsi con i potenti e da questo atteggiamento traspare una forte dinamica mafiosa, già presente all’epoca, benché non identificata con i nostri termini moderni. Il Cappuccino non rifiuta, invece, il vino per una questione di cortesia, ma anche perché per un prete non era strano berlo, dato che lo consumava in tutte le Messe.

Il capitolo si conclude con una divisione nel racconto non necessaria, a cui si collegherà poi il capitolo successivo, che Manzoni usa per “entrare nella testa” di Don Rodrigo, il quale sa di dover affrontare il discorso con padre Cristoforo.

Beh! Che dire? Rimanete aggiornati per sapere come continuerà il romanzo!

                                                                                                                           Lorenzo Reghenzani 2F

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