La NATO e il Patto di Varsavia: dal’45 al 2022.

Ormai sentiamo ogni giorno parlare della NATO e delle sue possibili influenze sull’attuale conflitto tra Russia e Ucraina, ma come è nata questa alleanza? E perché è nata?

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, molti Stati europei occidentali, stremati da anni di conflitto, cercavano sicurezza e certezze. Non volendosi affidare all’Unione Sovietica e, quindi, al cosiddetto Comunismo Reale, l’unica alternativa appariva un’alleanza con gli Stati Uniti. Il 4 Aprile del 1949, dunque, venne firmato a Washington il trattato istitutivo della NATO (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico) che prevedeva di creare un’alleanza a scopo militare e difensivo. Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Granducato del Lussemburgo, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d’America furono i primi di molti firmatari.

Gli Stati che volevano far parte dell’alleanza dovevano avere dei requisiti precisi: non presentare guerre civili all’interno dei propri territori, non avere territori contesi con altri Stati, giurare solennemente la rinuncia all’espansionismo e alla guerra ed avere un Governo con fondamento democratico.

Anche se l’obiettivo dichiarato della NATO era la reciproca difesa dei membri, divenne presto chiaro a tutti che il suo vero scopo fosse l’arginamento del Comunismo, già temuto anteguerra, ma che ora, con l’Unione Sovietica che rivestiva il ruolo di vincitrice e potenza globale, infondeva ancora più paura. Stalin (primo ministro dell’URSS) comprese queste manovre politiche occidentali, culminate dall’adesione della Germania Ovest alla NATO nel 1955, Stato proprio sul confine con la sfera d’interesse sovietica, e per contrastarle decise di mettere in campo una propria alleanza di Stati socialisti: il Patto di Varsavia. Ne facevano parte tutti i Paesi dell’Est Europa, caduti sotto l’influenza sovietica a fine guerra (ad eccezione della Jugoslavia, comandata da Josip Tito, che decise per l’indipendenza, diventando uno Stato Non Allineato). Ne facevano quindi parte: URSS, Romania, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Germania dell’Est e Albania.

Con il passare degli anni, la NATO si allargò progressivamente, facendo aderire nuovi Stati europei: Grecia e Turchia nel 1952 e la Spagna nel 1982. Per decenni le due fazioni si guardarono in cagnesco, cercando ogni modo per danneggiarsi a vicenda, per esempio attraverso le “Proxy Wars”, guerricciole combattute in Paesi del Terzo Mondo fra fazioni socialiste e pro-occidentali, che sarebbero potute diventare buoni alleati per l’una o per l’altra superpotenza. I momenti in cui una III Guerra Mondiale sarebbe potuta scoppiare furono molti, ma fortunatamente furono sempre superati.

Tuttavia, quando nel 1991 avvenne il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la NATO si allargò sempre più velocemente anche verso est. Gli Stati orientali, infatti, vi aderirono per ottenere protezione nei confronti della Russia, dopo decenni di instabilità e vita estremamente difficile1.

Entrarono a far parte dell’Alleanza: Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia nel 1999, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia nel 2004, Albania e Croazia nel 2009, Montenegro nel 2017,e Macedonia del Nord nel 2020.

Negli ultimi anni, anche Ucraina e Georgia hanno chiesto di aderire all’Alleanza, ma le loro richieste non sono ancora state accettate poiché presentano territori contesi: la Crimea e le Repubbliche di Donetsk e Luhansk in Ucraina, e la Abkazia e la Ossethia del Sud in Georgia.

Inoltre, per la prima volta dalla firma dell’Alleanza Atlantica, è stata coinvolta in una guerra.

Nel febbraio 1998, il Kosovo, regione a maggioranza etnica albanese, distinta all’interno della Jugoslavia (che ormai era composta unicamente da Serbia e Montenegro), dichiarò l’indipendenza, seguendo l’esempio di Croazia, Slovenia e Bosnia. Le Forze Armate serbe intervennero, occupando il paese, ma la NATO, adducendo come casus belli una “ingerenza umanitaria” (mai approvata o riconosciuta dall’ONU), cominciò una campagna di bombardamenti a tappeto. Partecipano 13 nazioni, tra cui l’Italia, tranne certe “nuove entrate”, come Polonia e Ungheria, poiché non ancora integrate a livello militare. La guerra durò fino al giugno 1999, quando le truppe jugoslave si ritirarono e il Kosovo divenne zona internazionale, cioè sotto la protezione della Società delle Nazioni. È stimato che furono circa 14.000 le vittime dei bombardamenti, in gran parte civili serbi (circa 10.000) e del Kosovo. Inoltre, per l’uso di armi chimicamente pericolose e/o contenenti uranio impoverito (cioè non nucleare), i casi di cancro sono aumentati sia nelle città bombardate, sia fra i soldati che maneggiavano l’equipaggiamento, mai avvertiti del pericolo.

La seconda e, per ora, ultima volta in cui l’alleanza è entrata in guerra fu in risposta all’attacco alle Torri Gemelle da parte di fondamentalisti islamici, l’11 settembre 2001. Per la prima volta dalla fondazione dell’alleanza, il presidente statunitense, Bush, invocò l’articolo 5 della NATO nel dichiarare guerra al governo talebano. Quasi tutti i paesi alleati americani parteciparono, fino allo schieramento di quasi 100.000 truppe occidentali (e naturalmente dell’esercito afghano) contro i 60.000 guerriglieri talebani. Nonostante questo, la mobilitazione di più di 20 Paesi, la guerra è durata fino a settembre del 2021, quando gli ultimi soldati statunitensi lasciarono l’Afghanistan, dando pieno controllo del paese ai talebani.

                                                                                                Niccolò Arpelli e Andrea Campoli 1C

¹Ciò ha, tra l’altro, causato varie polemiche con la Russia di Putin, che ricordava un accordo fatto nel 1989 fra USA e URSS per non far espandere la NATO oltre la Germania Est. Tuttavia, ricerche più avanzate dimostrano che l’accordo parlava solo della presenza di eventuali soldati Nato in Germania Est e,inoltre, in un periodo in cui il Patto di Varsavia ancora “prosperava”.

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