Ma quando si farà questo Matrimonio? (cap.6)

Come non tutti sanno, Manzoni non è molto bravo a chiudere i capitoli; infatti, questo capitolo inizia con il proseguimento della discussione tra Don Rodrigo e Fra Cristoforo, la quale era già incominciata nel Capitolo Cinque, in cui il frate tentava di persuadere il signorotto ad abbandonare le sue pretese sulla giovane Lucia. E’ stato un vero duello, che inizialmente appariva molto cavalleresco, ma poi si trasforma in verbale.

In questa prima parte, Manzoni ci mostra il suo aspetto ironico, soprattutto nei discorsi di Don Rodrigo, il quale non ne vuole sapere del matrimonio tra Renzo e Lucia. Per farci notare quanto è esasperato Fra Cristoforo, l’autore usa una citazione di Lucrezio, ovvero “Questa parola fece venire le fiamme sul viso del frate, il quale però, col sembiante di chi inghiottisce una medicina molto amara disse… “.

Alla fine di un’ultima litigata, il frate se ne va, ma nota un uomo che gli si avvicina e, così, come nelle commedie plautine, dove lo schiavo o il servo salvano il protagonista del racconto, scena tipica di molti film dell’attualità come “Quasi Amici”, anche qui avverrà altrettanto perché, dopo una descrizione corta, ma non essenziale dell’uomo, che si rivela un servitore di Don Rodrigo, verremmo a sapere che lui ha molte informazioni, ma per essere certo proverà a scoprirne altre che in seguito comunicherà a Fra Cristoforo, dandogli appuntamento in convento.

In questa parte di testo si può notare come Manzoni applichi la metrica nel romanzo, quasi per renderlo poesia, caratteristica che in pochi romanzieri futuri sarebbero riusciti ad eguagliare perché non si ritenevano all’altezza,  o non lo sarebbero stati.

Questa prima parte è molto avvincente perché ci mostra nei dettagli il carattere di Don Rodrigo e inoltre mette molte citazioni, ad esempio quella di Virgilio delle Georgiche, che viene usata come metafora del frate per spiegare che si stava tranquillizzando, dopo l’infuriata che gli aveva provocato il caratteraccio di Don Rodrigo, inoltre usa parecchie allitterazioni della [s] e anche delle anafore, cioè ripetizioni di una o più parole all’inizio di ogni frase.

Come si nota, il capitolo è composto da importanti dialoghi, come quello tra Renzo, Lucia e sua madre Agnese.

Quest’ultima propone ai giovani amanti, benché non ancora sposati, di effettuare le nozze di nascosto senza proferir parola a Fra Cristoforo, perché la madre di Lucia, come è ben evidente, si sente in competizione con il frate. Renzo sostiene l’idea, ma Lucia non è d’accordo perché si rende conto che quello che vogliono fare non è legale, dato che non c’è nessuna persona con un potere religioso o polito che possa farli maritare.

Agnese, però, non capisce lo sbaglio perché, a differenza del frate, non ha avuto un insegnamento che le permettesse di apprendere molto; infatti, darà la colpa a Fra Cristoforo di non aver proposto l’idea prima e farà una metafora tra lui è il diavolo, la quale è palesemente sbagliata, ma Manzoni la usa in modo corretto, perché ci fa capire che la madre di Lucia non è andata a scuola.

Questo metodo di nozze viene definito “matrimonio a sorpresa” dal momento che servono solo alcune persone che testimoniano che i due amanti si siano sposati; infatti Renzo andrà a chiedere l’aiuto di Tonio, un pover’uomo che Manzoni definirà un pitocco, cioè una figura come quelle dei quadri che rappresentano nei minimi dettagli la parte di popolazione più povera, ad esempio Giacomo Ceruti nel quadro “Il Sestante”, il quale raffigura due uomini e una donna anziana, poveri e uno di loro con la gamba bendata e le stampelle.

Tonio ci viene mostrato come una persona povera, ma anche umile; infatti, chiederà a Renzo di restare a cenare, ma lui dovrà declinare perché si rende conto della situazione economica della famiglia e gli propone l’offerta che l’uomo accetterà per ottenere venticinque lire.

In questa parte ci viene mostrata la luna, fondamentale da nominare, perché è il simbolo del Romanticismo ed è anche presente nella scena di Eurialo e Niso, nell’Eneide, i quali condividevano una grande amicizia.

Questo capitolo ha una struttura a cerniera, ovvero vengono collegate due macro-sequenze: come prima parte, il dialogo tra padre Cristoforo e Don Rodrigo e, come seconda parte, i nuovi piani che si svolgono per trovare il modo di svolgere le nozze, mentre come intermedio abbiamo la scena del vecchio servitore.

È essenziale distinguere le due parti perché, nella prima, è presente un registro più drammatico con, anche, il profetismo biblico e un linguaggio più colto, mentre, nella seconda, c’è più un registro realistico, ambientato anche in luoghi dove era presente più gente povera e meno colta.

Questa struttura viene definita come feuilleton o romanzo d’appendice, cioè dei capitoli che si pubblicavano a puntate, che danno più suspence e che nell’attualità si usano molto nelle soap operas soprattutto novecentesche.

Il capitolo finisce con la suspence, ovvero l’entrata improvvisa di Fra Cristoforo a casa di Lucia, ma per scoprire come continua, continuate a leggere…

Valeria Mora 2F

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