Addio Monti! (cap.8)

Breve riassunto e spiegazione del capitolo più intrigante dei Promessi Sposi.

L’ottavo capitolo dell’opera si chiude con l’episodio della fuga notturna degli sposi dal paesello tramite una barca, con cui dovevano attraversare il Lago di Como; sezione breve, ma significativa, che di fatto conclude la prima parte del romanzo.

Manzoni utilizza con molta efficacia il punto di vista di Lucia per descrivere il paesaggio rischiarato dalla luna in parallelo con i sentimenti che essa stessa stava provando, seduta sul fondo della barca, ma che non era in grado di esprimere.

Compie in primis una breve descrizione, fatta principalmente di vedute e frantumi di dettagli, della superficie del lago, liscia come l’olio quella notte, e delle innocue onde causate dall’imbarcazione al momento della partenza. Descrive molto efficacemente anche le sensazioni uditive dei personaggi, come ad esempio quella delle onde stesse infrante debolmente sulla costa, con un livello di immedesimazione del lettore all’interno della trama non molto lontano da quello cinematografico.

Segue, poi, una panoramica del paese degli sposi, in cui l’autore, tramite gli occhi di Lucia, mostra al lettore tutti i luoghi di rilievo della vicenda. dalla casa del curato Don Abbondio, alla casetta di Lucia e Agnese in cui è stato tentato il rapimento, fino al palazzotto di Don Rodrigo che “elevato sopra le casucce ammucchiate alla falda del promontorio, pareva un feroce che, ritto nelle tenebre, in mezzo a una compagnia d’addormentati, vegliasse, meditando un delitto”. Questa immagine si fissa istantaneamente nella testa di Lucia facendola rabbrividire, poiché è come se a meditare il delitto fosse il palazzotto stesso e non Don Rodrigo, e che quella casa “onnipotente” vegliasse costantemente su di lei, quasi come nella letteratura gotica.

Dopodiché Lucia “scopre” la sua casetta, memore di ricordi, in particolare la chioma dell’albero di fico che sopravanzava il muro del cortile e la finestra di camera sua; tutto questo le causa una profonda malinconia, tanto da farla piangere “segretamente”, come dice efficacemente il Manzoni, accasciata sul fondo della barca.

Nella seconda metà del brano compare, invece, molteplici volte la parola “addio” a formare una lunga anafora, che fa quasi sembrare il testo una canzone drammatica. Ognuno è a propria volta seguito dalla descrizione di un elemento da congedare, sia un luogo, un ricordo o una persona. Il primo è ovviamente ai monti e a tutti quegli elementi, come case e torrenti, che li contraddistinguono e li rendono familiari a chi li abita. Il secondo è diretto ai progetti futuri che frullavano nella testa degli sposi e che non potranno essere realizzati per motivi ingiusti. Il terzo “addio” è alla casa, sia a quella di Lucia, sia a quella “straniera” di Renzo, chiamata così in quanto gli sposi non sono ancora andati a conviverci. Un saluto è dedicato anche alla chiesa, dove l’animo si rasserena cantando le lodi al Signore, e proprio l’ultimo “addio” è dedicato al Signore stesso, in cui Lucia ripone grande speranza: il fatto che a Dio siano stati scritti due saluti sottolinea la spiccata religiosità cristiana del Manzoni ed i suoi intenti morali.

L’Addio Monti è una specie di sotto-capitolo molto breve dei Promessi Sposi, ma assai ricco di significato, di cui si potrebbe parlare per ore, a partire anche dalla scansione metrica delle frasi e delle parti di frase. E, infine, importante il fatto che non compaiano i cosiddetti “vagabondaggi manzoniani”, ovvero metalessi inutili che l’autore fa a suo piacimento e che potrebbero essere eliminate in quanto non indispensabili per il proseguimento della trama.

Che sia vera gloria, non serve dire. E neppure “ai posteri l’ardua sentenza”, perché anche i lettori più sbadati hanno sempre trovato in questa pagina qualcosa di estremamente intenso.

Ludovico Bianchi 2F

VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.16_1159]
Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia il tuo commento per primo

Rispondi

L'indirizzo email non sarà pubblicato.